Luca Migliavacca
Luca Migliavacca

"Sognate e mirate sempre più in alto di quello che ritenete alla vostra portata;

non cercate solo di superare i vostri contemporanei o i vostri predecessori.

Cercate, piuttosto, di superare voi stessi."

William Faulkner



Luca Migliavacca

 

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La riconoscenza, questa sconosciuta

Per fortuna non capita di sovente, ma ogni qual volta mi succede di imbattermi in un soggetto irrriconoscente mi viene alla mente un bellisssimo articolo apparso diversi anni orsono sul Corriere della Sera di Francesco Alberoni.  Quando mi  dicono:" ma non ti fa incazzare???"  Faccio tre respiri e penso a questo articolo.
A tutti noi è capitato di aiutare qualcuno, un amico o un conoscente, a trovare un lavoro; di sostenerlo nel momento del bisogno in modo disinteressato, per  poi scoprire che, anziché esservi riconoscente, dimentica quanto avete fatto per lei, diventando fredda e comportandosi con rancore nei vostri confronti. E' qui che mi viene in mente quel passo de «Il paradiso perduto» di Milton in cui Satana dice che si è ribellato a Dio per il peso insopportabile della riconoscenza. Cos'è il peso della riconoscenza? Come può la gratitudine diventare insopportabile? Il caso più semplice è quello dell'invidia. Satana voleva di più, non accettava la sua condizione di secondo. Mi viene in mente che agli inizi della mia carriera avevo aiutato un mio collega psicologo; aveva bisogno di lavorare e ne avevo fatto il mio vice. Un giorno qualcuno mi ha riferito che sparlava continuamente di me al punto che sua moglie, il giorno in cui li ha colti un acquazzone, gli ha detto: «Non sarà anche questo colpa di Alberoni»? La spiegazione era semplice. Dopo aver imparato un po' il mestiere, pensava di essere più bravo di me e voleva prendere il mio posto. Da allora ho imparato che è pericoloso mettersi troppo in evidenza perche scateni l'invidia dei tuoi colleghi.
Ma la mancanza di riconoscenza non è dovuta solo all'invidia. Ogni volta che noi facciamo per un altro qualcosa di più del dovuto, mettiamo sempre in moto dei meccanismi che possono essere positivi e negativi. Prendiamo l'esempio più semplice, quello del dono. Il dono, anche se fatto nel modo più disinteressato e generoso, crea quasi sempre il bisogno di ricambiare. E se io esagero in generosità posso mettere l'altro in imbarazzo perché non sa come ricambiarmi e si domanda cosa voglio in cambio da lui. Vi sono però persone che reagiscono nel modo opposto. Se voi fate loro dei doni o le aiutate, lo considerano un dovere da parte vostra e, se smettete di farlo, vi criticano e vi accusano. In tutti i casi il risultato della vostra generosità sarà la mancanza di riconoscenza.
Perciò quando decidete di fare un dono a qualcuno, o di aiutarlo quando ha bisogno, o di far sì che possa realizzare le sue potenzialità, tenete presente che lo dovete fare solo per ragioni morali, perché lo ritenete giusto, senza aspettarvi nulla in cambio. Se poi l'altro vi ricambierà con la fedeltà e la riconoscenza, considerate questo suo comportamento solo il dono di un animo nobile e generoso.
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